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Il bosco più antico di Mestre, testimone vivente della grande foresta della pianura Veneta che si formò nel periodo post-glaciale, terzo per estensione nel Veneto. Un autentico gioiello verde.

Il Bosco di Carpenedo è un polmone verde rigoglioso, che con la sua tranquillità, il suo silenzio e la sua vegetazione accoglie tutti con un rasserenante abbraccio.

Testimone di un'era passata, è l'ultima porzione ancora intatta nel territorio veneziano della foresta planiziale – ovvero una foresta di pianura – che si formò nell'epoca post-glaciale, e che è rappresentata dall'area definita "Bosco Storico", che nelle epoche passate copriva l'entroterra veneziano. Una piccola area del bosco odierno e più sviluppato, di autentica bellezza.

La totalità di quest'area verde si estende fino a costeggiare una parte del Forte Carpenedo, nelle immediate vicinanze. Il suo toponimo, Carpenedo, proviene dalla prevalenza del Carpino bianco e di cui se ne ha testimonianza documentata fino dal lontano 1300. L'attuale conformazione del bosco è costituita da 4 aree ben distinte:

  • bosco storico, resti dell'antico querco-carpineto;
  • impianti boschivi più recenti realizzati tra l'inizio e la fine degli anni '90;
  • prati stabili, eredità dell'antica attività agraria nella zona;
  • ambiti umidi presenti nei prati e nei fossati.

La qualità e la rarità degli ambienti del bosco storico gli hanno valso la protezione e classificazione dall'Unione Europea come SIC (Sito d'Interesse Comunitario) e come ZPS (Zone a Protezione Speciale) per le caratteristiche dell'avifauna presente, ovvero tutte le specie di uccelli che vivono in questa determinata area, come la Poiana, l'Usignolo e il Picchio verde. Ma anche altre sono le preziose specie che godono della protezione delle normative europee, come la Testuggine palustre europea, la Rana di Lataste, il Tritone crestato, il Tasso e la Donnola.

Significative tra gli animali anche le specie di Raganella italica, il Picchio muratore,  il Picchio rosso maggiore e il Moscardino.

Dal punto di vista forestale-floristico, sebbene il 70% sia rappresentato dalla Farnia e il Carpino bianco, nel bosco vivono molte altre specie degne di nota come: Acero oppio, Frassino meridionale, Biancospino comune, Ligustro, Fusaria comune, Nocciolo comune, Pero selvativo, Melo selvatico, Sigillo di Salomone maggiore, Pervinca minore e Anemone bianca.

La qualità e importanza del bosco viene evidenziata come:

Frammento di bosco planiziale a prevalenza di Quercus robur, Carpinus betulus, Acer campestre, Fraxinus ornus e Ulmus minor (Carpino-Quercetum roboris, Carpinion illyricum). Ecosistema isolato, molto diverso dalle aree circostanti, fortemente antropizzate.

Tecnicamente, nonostante la rigogliosità visiva che lo caratterizza, il bosco non gode attualmente di buona salute sebbene gli ultimi interventi di diradamento effettuati a fine anni '90 ne abbiano apportato un miglioramento. Le cause sono in corso di approfondimento da parte degli scienziati, tuttavia le cause principali sembrano essere l'isolamento di un bosco troppo piccolo, la perdita di approvvigionamento idrico causato dall'abbassamento della falda sottostante e il reciproco soffocamento degli alberi.

Per fortuna, a partire dal 2008, l'attività di manutenzione sta operando con azioni mirate e specifiche al fine di riportare lo stato di salute del bosco ad un livello ottimale.

Per questo motivo e per la sua tutela presente e futura, l'intera area boschiva è recintata e può essere visitata solo nei giorni festivi in primavera e autunno nelle modalità definite periodicamente dall'Istituzione, oltre ad essere ben delimitata da percorsi ragionati per favorire la protezione di tutti gli habitat più fragili e soggetti alla cura del personale esperto.

L'ingresso, nei giorni stabiliti, è libero limitatamente alla presenza massima di 80 persone. Si eseguono visite guidate naturalistiche, ed sempre garantita la possibilità d'accesso per motivi di studio, previa autorizzazione dell'Istituzione.

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Pubblicato: Giovedì, 30 Aprile 2015 — Aggiornato: Martedì, 27 Marzo 2018