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Le aree verdi sono importanti polmoni verdi, luoghi di aggregazione sociale e in alcuni casi anche testimoni unici e preziosi di una storia antica. Nel territorio veneziano ci sono molte aree verdi adibite a giardini pubblici, boschi, oasi naturali e parchi cittadini, tra cui uno che si annovera tra i più grandi del mondo.

In una città come Venezia, costantemente aggredita dal mare e dalle sue acque alte oltre all'edilizia incalzante, le aree verdi e le oasi naturali sono un patrimonio prezioso che non può essere sacrificato ma, anzi, salvaguardato con impegno. Tuttavia attualmente la conformazione urbana "storica" non permette grandi sviluppi in questo senso, anche se si auspica un migliore utilizzo futuro delle aree verdi rappresentate dalla isole.

Agli albori spesso il verde era relegato ai margini delle città, nelle isole di Murano e della Giudecca mentre in centro esistevano solo dei piccoli appezzamenti spesso privati. Nella veduta prospettica del 1500 di Jacopo de' Barbari comparivano infatti moltissimi giardini, orti e parchi, all’interno di conventi o corti private, sia in periferia che in centro; il tutto venne confermato anche da Francesco Sansovino con il suo Venetia città nobilissima et singolare, pubblicato nel 1583, che segnalava più di 200 giardini di ridotte dimensioni sparsi nei vari sestieri e presenti all'interno di palazzi o conventi.

Considerando la scarsità di spazi e le esigenze di affaccio alla laguna, il giardino di palazzo normalmente risponde a delle regole ben precise: sviluppo in profondità secondo un asse longitudinale e cinto da mura per nasconderlo dagli occhi indiscreti dei passanti, una corte o portego quale prolungamento dell'androne e spesso un loggiato, l’accesso alla zona a volte è segnato da una cancellata o da una coppia di statue, presenza di una vera da pozzo, di pergole, di viali, elementi lapidei, siepi di bosso e alberi ad alto.

Lo sviluppo in profondità dell'area verde favorì l'articolazione della stessa in sezioni, tra loro collegate, secondo l'asse longitudinale. Oggi sono 6 i giardini pubblici di Venezia sopravvissuti all'edificazione: i Papadopoli che hanno subìto un notevole ridimensionamento per lasciare spazio alla realizzazione di Piazzale Roma, quelli di Castello distribuiti lungo la laguna e costituiti da una parte pubblica e da una più ampia assegnata alla Biennale, i Reali localizzati vicino a Piazza San Marco, i Savorgnan posizionati vicino al ponte delle Guglie, i Groggia in zona Sant'Alvise e infine la pineta di Sant'Elena che si affaccia sulla laguna di fronte al Lido di Venezia.

Nella terraferma lo sviluppo del verde, anche per le possibilità del territorio che offre maggiori estensioni utilizzabili, è stato supportato da progetti molto importanti per la creazione non solo di aree verdi, ma anche di operazioni di rimboschimento ragionato con la piantumazione di una interessante varietà di piante.

Si pensi al Parco di San Giuliano costituito nel 2004 — uno dei parchi cittadini più ampi del mondo — alla riscoperta del Bosco di Mestre, l'area di 230 ettari a cui fanno parte il bosco di Carpenedo — che contiene un'area di bosco antico, prezioso e raro — dell'Osellino, di Campalto e le vaste aree Querini con i Boschi Ottolenghi, di Franca e Zaher e lo storico Parco Albanese, comunemente conosciuto come Parco Bissuola, risalente agli anni '80.

Infine, per quanto riguarda le isole della laguna comunemente tappezzate di ampie aree naturali all'interno di conventi, residenze private e sedi istituzionali, segnaliamo due oasi naturali e pubbliche presenti sulle isole del Lido e di Pellestrina: la riserva naturale Lipu di Ca' Roman e l'Oasi WWF Dune degli Alberoni.

L'esperienza delle aree verdi nel territorio veneziano è una miscela di vari profumi, di suggestioni di luoghi diversi tra loro ma uniti da un filo rosso comune, dell'immersione completa nel verde più intenso passando per l'incontro del verde e dell'azzurro–verde dell'acqua della laguna sui giardini e parchi che si affacciano su di essa, oltre alla possibilità di passare da un parco totalmente urbano ad uno antico, dai profumi e dai suoni unici.

Un'esperienza che è supportata anche da percorsi cittadini che possono essere fatti anche in bicicletta, per lo meno nella terraferma.