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In poche città come a Venezia, da molti secoli, i libri hanno un’importanza di primo piano: nei conventi, nelle chiese, nelle case patrizie si è sempre visto studiare ed accudire con amorevole interesse volumi di ogni tipo e valore.

Forse per questo Venezia fu così importante per la storia della stampa. Si pensi che, da quando Giovanni da Spira divenne il primo tipografo autorizzato dalla Serenissima (1469) fino ai primi del 1500, nella città si stamparono più di quattromila edizioni. E quando, verso la fine del 1400, nella scena apparve Aldo Manuzio che concepì la nuova figura del tipografo-editore, i libri diventarono più belli e più curati. Perfezionando la produzione e la distribuzione del cosiddetto libro tascabile portò le pubblicazioni alla portata di tutti.

Anche Petrarca era conscio dell’importanza che qui si dava alla sapere e alla cultura e nel 1362 volle donare a Venezia parte del suo patrimonio librario per la creazione di una biblioteca pubblica. Questa si realizzò soltanto un secolo dopo, grazie ad una donazione del cardinale greco Bessarione: la Biblioteca Marciana, una delle prime biblioteche pubbliche, non annessa cioè a palazzi nobiliari od a organizzazioni ecclesiastiche.

La vita culturale veneziana si è sviluppata inarrestabile, così come la proliferazione di biblioteche, sia pubbliche che private.